Essere presenti!

 


Questo post esula un po' da ciò che sto inserendo, pian piano, in questo blog. 

Ieri sera, prima dell’allenamento di Krav Maga, ho parlato un po’ con Silvio, il gestore della palestra e parlare di palestre, Maestri (con la emme maiuscola e minuscola), atleti, ha creato in me molti collegamenti mettendomi una una pulce nell’orecchio. Arrivato a casa, presa carta e penna, ho iniziato a scrivere.

Il freddo del vetro del tavolo e la rugosità della carta hanno pian piano fatto uscire l’inchiostro dalla penna, ed è nato questo breve scritto.

 

Essere presenti!

Ogni tanto ricordo ai miei ragazzi che ci sono due modi di vivere l’allenamento o, soprattutto per chi compete, le gare: vivere consapevolmente il momento.

Essere presenti è molto di più che occupare uno spazio puramente fisico. Vuol dire partecipare attivamente a ciò che si sta facendo e non solo presentarsi e mettere una crocetta di partecipazione nel “foglio presenze”.

Ai ragazzi dico sempre che abbiamo due possibilità: “… vivere con ricordi o vivere con rimpianti… sta a te decidere come vivere il tuo presente. Quello che stai facendo, il qui e l’ora!”

Il passato ha dato la sua personale lezione ed è una cosa che non si può cambiare. Quello che è stato è stato e ha fatto il suo decorso. Continuare a ripensarci tiene lontani dal presente e impedisce di vivere pienamente.

Il futuro è una nebbia che non si può controllare, non si può prevedere: si può cercare di programmarlo, sperando sempre nel meglio.

Quello che si può fare, però, è lavorare consapevolmente sull’attimo che si sta vivendo. Il qui e l’ora.

Bruce Lee aveva una sua massima: “Per crescere, per scoprire, abbiamo bisogno del coinvolgimento, che è qualcosa che sperimento ogni giorno, e a volte è buono, a volte è frustrante”.

Potremmo pensare: “… ma come faccio a non essere coinvolto nella mia vita?”. Eppure molte volte la vita semplicemente passa… accade. Punto e basta!

Siamo intrappolati nei nostri stessi paletti, quelli che negli anni abbiamo piantato anche inconsciamente: “farò”, “se potessi”, “adesso non posso”, ecc.

Sono schemi di protezione che la nostra mente mette in atto per fare di meno, per fare meno fatica, per paura di vedere che cosa potrebbe accadere dopo.

Quanti possibili atleti di alto livello sono arrivati fino al traguardo e poi si sono fermati? Molti. E lo stesso vale anche fuori dalla palestra.

Dall’altra parte, è quasi impossibile essere sempre sull’attenti, pronti in ogni situazione. Sarebbe una vita in cui i piedi camminano sempre sulle spine perché, come ben sappiamo, la vita non si può controllare totalmente.

Essere presenti e consapevoli gioca un ruolo importante nel presente.

Adesso mi rivolgo a te, allievo o praticante: “per poter dare una svolta a ciò che stai vivendo devi avere la capacità di osservarti, di guardarti e vedere che cosa puoi o non puoi modificare. Solo prestando attenzione puoi comprendere ciò che sta succedendo intorno a te e percepire ciò che hai dentro. Allora, e solo allora, avrai la libertà di scegliere come vivere il tuo presente e come desideri parteciparvi: se da spettatore o da attore principale!”

Agire o reagire sono due cose diverse nelle arti marziali, e non solo.

Agire implica una volontà ferma di fare qualcosa per…; reagire significa che la mia azione è dettata da un fattore emotivo scatenato da qualcosa fuori di me.

Noi non siamo fatti per essere perfetti perché, e c’è chi lo ha scoperto a proprie spese, la perfezione è un “maestro” esigente. Molto esigente! Il suo controllo è una manetta che stringe troppo e spesso fa rallentare invece di accelerare.

Si deve cercare la perfezione perché ogni passo verso di essa fa notare imperfezioni che creano l’opportunità di imparare qualcosa di più su noi stessi, su ciò che ci circonda e ci dà soprattutto la possibilità di crescere e migliorare.

La perfezione dovrebbe essere il sentiero, il “Do” nelle arti marziali, su cui focalizzare la propria attenzione, invece che un risultato finale da raggiungere. Perché il sentiero della perfezione porta al risultato.

Come insegnanti di arti marziali dobbiamo lottare con noi stessi perché dobbiamo mostrare le imperfezioni nella pratica, nell’allenamento, nella gara come strumenti di insegnamento e come opportunità per la crescita e il miglioramento dei nostri atleti e soprattutto delle “nostre persone”, lasciando da parte la misura che diamo al “nostro” successo.

Quando posso cerco di comparire il meno possibile nelle foto dei miei ragazzi alle gare. Perché quello è il “loro” momento! È il momento in cui hanno combattuto le loro imperfezioni, le loro paure, i loro timori e hanno vissuto il momento, qualunque risultato sia arrivato.

Non mi stancherò mai di dirlo ai miei ragazzi: “… vivere con ricordi o vivere con rimpianti… sta a te decidere come vivere il tuo presente. Quello che stai facendo, il qui e l’ora!”

Commenti

  1. Bellissime parole e soprattutto vere! Viviana

    RispondiElimina
  2. Parole profonde e vere.
    Son contento di avere un maestro del genere.. a martedì.🙏🏻

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazieeeee.
      È bello sentirsi chiamare Maestro, anche se non uso mai questo titolo: in palestra divento allievo, perché dalle lezioni degli allievi nascono i migliori insegnamenti.
      Sono felice di avere te e tutti gli altri, perché grazie a voi torno a casa ogni volta con qualcosa in più.

      Elimina
  3. Grazie a te maestro. Grazie per tutti gli insegnamenti che ogni sera in quella piccola palestra dai a noi allievi. Ho cominciato tardi a seguire questo mondo, ma sei riuscito a trasmettere in breve tempo i principi del tuo pensiero.
    Ho deciso di mandare queste tue parole ai miei ragazzi, sperando che anche loro facciano tesoro del tuo scritto, come ne farò io.
    Spero di rivederti presto.
    Grazie di tutto Maestro.

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Lo stimolo della paura nello sport… e non solo!

Perché un bambino può avere paura del combattimento nel Taekwon-Do