Lo stimolo della paura nello sport… e non solo!
Girovagando sul web mi sono imbattuto in un’immagine tratta dal cartone animato "Ken il guerriero". Raoul, il re di Hokuto, parla con un bambino che stringe tra le mani. “Perché sorridi, bambino? Non hai paura di morire, eh?” gli chiede. E il piccolo risponde: “Sì, io ho tanta paura, ma mi hanno insegnato a sorridere per non mostrare i miei sentimenti, signore.” Raoul allora ribatte: “Incredibile! Sta a sentire, se hai paura devi reagire, hai capito, bambino? Devi combattere, se no non smetterai mai di tremare.”
Un cartone animato che diventa spunto di riflessione. Perché la paura è un’emozione che ci accompagna sempre, e che spesso cerchiamo di nascondere o di scacciare. Ma la verità è che la paura non va ignorata: va capita, nominata e affrontata.
La paura ha tanti volti e cresce per gradi: timore, ansia, paura, fobia, panico, terrore, orrore.
- Si parte dal timore, quella sensazione leggera che ci mette in allerta.
- Poi arriva l’ansia, con il cuore che accelera e la mente che immagina scenari negativi.
- Segue la vera e propria paura, che può bloccare o spingere a reagire.
- Nei casi più intensi si trasforma in fobia, quando diventa irrazionale e condiziona la vita quotidiana.
- Ancora più forte è il panico, che toglie lucidità e controllo.
- Continua con il terrore, che paralizza.
- E finisce con l’orrore, che scuote nel profondo e lascia segni difficili da cancellare.
Conoscere questi gradi è fondamentale: ci aiuta a capire dove ci troviamo e come reagire.
Nello sport la paura è un avversario invisibile.
Prima di una gara, la paura di fallire può bloccare. Durante un combattimento, la paura del colpo può far perdere lucidità. Nel Taekwon-Do, disciplina che unisce corpo e mente, la paura diventa un banco di prova: imparare a gestirla significa crescere non solo come atleti, ma come persone. La paura, se riconosciuta, diventa energia. Ci rende più attenti, più pronti, più vivi. Non è un ostacolo, ma uno stimolo.
Anche nella difesa personale la paura è inevitabile.
Davanti a una minaccia, il corpo reagisce. Ma se sappiamo darle un nome, possiamo trasformarla in forza. Non è più un nemico che ci paralizza, diventa un segnale che ci dice: “Attenzione, reagisci, proteggiti”. In questo senso la paura è un alleato: ci ricorda che siamo umani, che abbiamo limiti, ma anche risorse da scoprire.
Il segreto è proprio questo: riconoscere la paura. Quando la chiamiamo per nome, smette di essere un’ombra che incombe su di noi e diventa qualcosa di concreto. E ciò che è concreto si può affrontare, contrastare, trasformare.
La paura non va lasciata da parte... va ascoltata, capita e usata come stimolo. Nello sport, nel Taekwon-Do, nella difesa personale e nella vita di tutti i giorni.
Maestro di vita 🙂↔️
RispondiEliminaOrco.... così tanto non penso Tommy... :-D
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